Vicenzaoro 2026: tra numeri ufficiali e realtà di chi lavora nel settore. Quali strategie adottare subito
L’edizione di Vicenzaoro Gennaio 2026 si è chiusa confermando l’importanza della manifestazione come hub internazionale della filiera orafo-gioielliera. Secondo i dati comunicati dagli organizzatori, l’evento mantiene un livello molto alto di partecipazione internazionale con oltre 1.200 espositori da oltre 30 paesi e da partecipanti provenienti da più di 130 nazioni.
In effetti, se, come dichiara Federorafi, il 90% del fatturato del comparto orafo italiano proviene dall’Export, l’edizione invernale di VicenzaOro è centrale in quanto il 60% dei visitatori è appunto straniero.
Tuttavia, le statistiche ufficiali non sempre si traducono in ordini reali e fatturato per gli espositori. Perfino gli stessi organizzatori sottolineano le sfide del momento e Federorafi annuncia proprio in manifestazione che il settore orafo italiano nei primi 9 mesi del 2025 ha segnato un -15,2%.
Ad aggiungere elementi di preoccupazione, ci sono i prezzi delle materie prime alle stelle (l’oro durante la fiera oscillava intorno ai 129.130 Euro/ grammo) e l’incertezza geopolitica.
Insomma, il panorama attuale impone riflessione e ricerca di nuove soluzioni.
La percezione dal campo: cosa dicono gli operatori al Vicenzaoro 2026
Camminare tra i padiglioni di Vicenzaoro, parlare con agenti, commerciali e brand di varie dimensioni ha restituito un quadro più sfaccettato di quanto raccontano i comunicati stampa. In molte aree della fiera, la presenza non è parsa così densa come nelle edizioni precedenti: i corridoi erano più spaziosi, le aree di networking meno affollate e gli eventi serali con presenze relativamente basse.
Questo non invalida il valore dell’evento, ma evidenzia una tendenza importante: le fiere rimangono una piattaforma di relazione, non necessariamente un luogo di chiusura ordini.
Questa discrepanza è ormai percepita da diverse realtà del settore: buyer sempre più informati digitalmente e con processi decisionali che avvengono prima e dopo la fiera, non solo durante quello che è ormai un appuntamento istituzionale.
Perché la fiera da sola non basta più
Negli ultimi anni, la funzione delle fiere si è trasformata:
- da luogo di chiusura ordini a piattaforma di networking e visibilità.
- da evento transazionale a momento di relazione e trend spotting.
- da spazio mono-canale a touchpoint in una strategia omnicanale.
Se anni fa un visitatore poteva decidere l’acquisto direttamente in fiera, oggi la decisione di business avviene spesso prima, durante e dopo la manifestazione attraverso il contatto digitale, la creazione di follow-up personalizzati, ma anche preview riservate e attività one-to-one.
Cosa funziona oggi (oltre la fiera)
Oggi è importantissimo reinventare la presenza comunicativa se non l’identità stessa dei brand di gioielleria alta e medio-alta, sia in fiera che nell’universo digitale, nelle vetrine e nel rapporto con i propri rivenditori. Scardinare la tradizione e ricercare nuovi elementi di emozionalità e storytelling che coinvolgano profondamente nuovi target, sono azioni su cui si deve investire obbligatoriamente.
Oltre all’elemento centrale dell’identità e della sua comunicazione, dalle conversazioni con agenti e operatori emergono alcune iniziative che stanno facendo la differenza nelle performance commerciali reali:
Innanzi tutto, si sottolinea l’importanza della visita diretta ai clienti: andare a trovarli, non aspettare che siano loro a venire in fiera per quanto riguarda il BtoB. Quindi, diventa centrale la componente di esclusività, come avviene con l’organizzazione di preview e sessioni su invito, cioè eventi dedicati con i migliori clienti prima o dopo la fiera. In questo senso, anche eventi ibridi ed esperienziali per il BtoC, come pop-up, sessioni di styling in negozio etc. devono essere esplorati.
Infine, l’incoming, cioè l’ospitare i propri clienti BtoB in azienda, creando un legame profondo che va oltre l’acquisto, ma che riguarda il brand “Made in Italy” in senso profondo: visita alle realtà produttive, esperienze enogastronomiche, e gifting effetto “wow”.
Conclusione: reinventare la partecipazione alle fiere
VicenzaOro resta una pietra miliare nell’industria del gioiello, e i numeri ufficiali confermano la sua grande attrattività e capacità di mobilitare la comunità internazionale. Ma vivere un’edizione “silenziosa” nei corridoi, con poche vendite immediate e molte relazioni rallentate, indica un cambio di paradigma.
Il modello fieristico non è in crisi, il mercato sta cambiando velocemente, e chi compete oggi deve saper combinare:
- presenza fisica + azione digitale
- relazione diretta + storytelling di valore
- visibilità globale + follow-up mirati
In questo nuovo ecosistema, la fiera è un nodo fondamentale, ma non può più essere l’unico canale di business.
Autrice: Elena Annibali
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